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Servizi 2017-03-05T20:12:25+00:00

 I NOSTRI SERVIZI

Valutazione Psicodiagnostica

La valutazione psicodiagnostica rappresenta la prima fase di un percorso di identificazione e inquadramento delle difficoltà di sviluppo e comportamentali. Essa include una visita neuropsichiatrica, che prevede un colloquio con i familiari per un’accurata raccolta anamnestica. Essa prevede poi un approfondimento psicologico, che può talvolta includere la somministrazione di test, interviste e questionari di sviluppo e comportamentali standardizzati; laddove necessario, è possibile richiedere anche un inquadramento logopedico e/o neuropsicomotorio.

Nel corso dell’approfondimento psicologico, al fine di rilevare dati utili alla diagnosi, è opportuno cercare di stabilire un rapporto di collaborazione e fiducia con il bambino o l’adolescente, instaurando una relazione empatica e positiva. Quando il paziente è piccolo di età è importante inoltre utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile e veicolare il colloquio con giochi e disegni.

L’osservazione del comportamento è una fase fondamentale dell’indagine psicodiagnostica in cui saranno valutate le modalità di interazione con l’esaminatore, il grado di collaborazione, l’utilizzo della comunicazione verbale e non verbale, come il contatto oculare, la mimica e la gestualità. Inoltre, verranno esaminati l’attenzione, la tendenza all’iperattività o all’impulsività, possibili atteggiamenti di sfida o provocatori. Durante il colloquio potranno essere rilevate preoccupazioni e ansie, il grado di consapevolezza delle proprie difficoltà (insight), possibili alterazioni del tono dell’umore.

Per la valutazione del comportamento, oltre all’osservazione diretta del soggetto, si possono utilizzare interviste strutturate composte da domande standardizzate che esaminano la presenza/assenza dei sintomi psicopatologici; queste scale hanno il vantaggio di limitare l’interpretazione libera dell’esaminatore e di minimizzare l’intervento soggettivo. Un altro tipo di approccio si avvale di questionari auto ed etero-somministrati, che consentono di quantificare la gravità dei sintomi; essi sono molto utili per i follow-up e nel valutare la risposta al trattamento. Infine, notevole importanza viene data alla valutazione del Quoziente Intellettivo (QI), così come delle abilità adattive o neuropsicologiche (attenzione, memoria, pianificazione, inibizione), indagate mediante batterie di test standardizzate specifiche.

Le differenti fasi della valutazione psicodiagnostica, ovvero la raccolta anamnestica, l’osservazione del comportamento e la somministrazione di batterie testologiche, concorreranno alla definizione di un set di sintomi, utili ai fini della formulazione della diagnosi. Talvolta la presenza di sintomi diversi, che non vengono inclusi in un’unica categoria diagnostica, determina la necessità di ricorrere a diagnosi multiple, ossia in comorbidità.

La valutazione psicodiagnostica culmina con la formulazione di un progetto terapeutico o riabilitativo ad hoc. Ogni intervento, infatti, va adattato all’età, al livello cognitivo e alla compliance di paziente e famiglia, tenendo presenti anche la gravità dei sintomi e i disturbi secondari. E’ di fondamentale importanza che ogni clinico in età evolutiva faccia riferimento alle linee guida per il trattamento, per la scelta della terapia più adatta in termini di efficacia sulla base delle migliori prove scientifiche, trasferibili alla pratica clinica, nonché fruibili da tutti i soggetti interessati.

Consulenza

E’ una valutazione di un medico specialista in neuropsichiatria infantile atta individuare attraverso un’attenta anamnesi personale e familiare l’eventuale presenza di un disturbo neuropsichiatrico. La valutazione delle tappe dello sviluppo psicomotorio, degli aspetti cognitivi, del funzionamento relazionale e comunicativo costituiscono inoltre i principali aspetti che sono oggetto delle prime osservazioni. Responsabilità del neuropsichiatra infantile è quello di indirizzare sui corretti percorsi terapeutici e riabilitativi e monitorare attraverso attenti follow-up l’evoluzione clinica.

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Psicoterapia individuale

La parola psicoterapia deriva dal greco “psichè” (anima) e “therapeia” (cura): in senso esteso “fare psicoterapia” significa quindi “prendersi cura dell’anima”.

Negli ultimi tre decenni si è assistito ad una crescita significativa delle teorie cognitive e comportamentali, nate come approccio terapeutico alternativo ai modelli psicodinamici dominanti degli anni ’60. I principali fondatori per la terapia cognitivo-comportamentale sono Albert Ellis, Aaron T.Beck e Burrhus Skinner.

L’intervento cognitivo-comportamentale (CBT-Cognitive behavioral therapy) applicato ai soggetti in età evolutiva ha la caratteristica di essere un intervento breve e saldamente ancorato alla ricerca scientifica; ad oggi, numerosi studi controllati ne attestano l’efficacia nel gestire e superare disturbi emotivi e comportamentali, anche in età evolutiva.

La terapia cognitivo-comportamentale inizialmente si sviluppò adattando a bambini e agli dolescenti i modelli e le tecniche applicati all’adulto; lo scopo è la risoluzione dei problemi del paziente nel “qui ed ora”, pur considerando gli eventi passati come utili fonti d’informazione circa l’origine e l’evoluzione dei sintomi.

Al fine di promuovere nel bambino una maggiore conoscenza di sé e delle proprie difficoltà, l’intervento si basa sul dialogo e il linguaggio è il mezzo principale attraverso cui far emergere emozioni e pensieri ad esse collegati, ma in età evolutiva sono ampiamente utilizzati supporti visivi e oggetti concreti, come libri e fumetti, giochi da tavolo, pupazzi per il role playing, schede da compilare, carte delle emozioni, talvolta anche strumenti elettronici come pc e tablet.

La CBT è basata sul principio che pensiero, emozione e comportamento sono tre aspetti del funzionamento dell’individuo che interagiscono continuamente e si influenzano reciprocamente. Nel dettaglio, il modello A-B-C descrive il processo che porta a reazioni emotive e comportamentali disfunzionali:

  • A, evento attivante (activating event), ossia la situazione esterna che l’individuo sta vivendo o la condizione interna che sta sperimentando (ne fanno parte dunque anche ricordi e fantasie)
  • B, pensieri, credenze (beliefs), ossia quei processi cognitivi che compaiono nella mente dell’individuo in risposta all’evento attivante, sotto forma di convinzioni, commenti interiori, regole e valori
  • C, conseguenze emotive e comportamentali (consequences), ossia stati d’animo, sensazioni fisiche e azioni che comunemente si associano all’evento attivante, ma che in realtà secondo le teorie cognitive sono derivazioni delle credenze personali, spesso irrazionali.

La ristrutturazione cognitiva e l’utilizzo di tecniche di conduzione del colloquio come il dialogo socratico, permettono la messa in discussione di queste convinzioni disfunzionali e la promozione di un atteggiamento critico nei confronti di esse, più flessibile e funzionale, che favorisca il benessere psicofisico e il raggiungimento di scopi personali e sociali.

Altre tecniche terapeutiche, di matrice comportamentale, sono l’uso del rinforzo o la token economy.

Le procedure di rinforzo prevedono di incrementare i comportamenti funzionali manipolando gli stimoli rinforzanti (un rinforzo è un evento che quando compare immediatamente dopo un comportamento induce l’aumento della probabilità e  della frequenza che esso si verifichi). La token economy è un sistema a punti che consiste in un accordo tra paziente, terapeuta e genitore, in cui si stabilisce l’attribuzione di un premio (bollino, gettone, punto) in seguito all’emissione del comportamento desiderato.

Per ogni paziente, sulla base della diagnosi, del livello di funzionamento e della gravità dei sintomi, lo psicoterapeuta proporrà un contratto terapeutico in cui definire gli obiettivi a breve, medio e lungo termine, da monitorare nel corso del trattamento e gli strumenti operativi a cui ricorrere. Di fondamentale importanza in età evolutiva, per l’efficacia del trattamento, è che il progetto terapeutico si sviluppi a 360° gradi nella quotidianità del paziente, coinvolgendo tutti i suoi ambiti di vita, per primi la famiglia e la scuola.

Psicoterapia di gruppo

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Parent traning

PARENT TRAINING

Il parent training si riferisce ad una gamma di interventi psicologici volti al supporto e alla formazione (“training”) della coppia genitoriale o dei caregiver (“parent”) di bambini ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo.

Il Parent Training persegue molteplici obiettivi, tra cui aumentare la conoscenza e la consapevolezza della famiglia circa le difficoltà del bambino, incrementare le abilità genitoriali nella gestione della vita quotidiana, ridurre il livello di stress a carico della famiglia, promuovere le capacità e le risorse della famiglia nella risoluzione dei problemi.

Il Parent training rappresenta una macro-categoria di interventi, all’interno della quale si possono rintracciare differenti modelli e protocolli, tutti basati su principi di matrice cognitivo-comportamentale. Ad esempio, sono disponibili dei programmi di parent training rivolti alla gestione dei sintomi principali del disturbo manifestato dal bambino, come nel caso del modello Early Start Denver Model per bambini prescolari con disturbo dello spettro autistico o del programma Parent Child Interaction Therapy (PCIT) per bambini con disturbo oppositivo-provocatorio.

Viceversa, esistono interventi di parent training focalizzati sulle problematiche in comorbidità presentate dal bambino/adolescente. Ad esempio, nel Disturbo dello Spettro Autistico, ma applicabili anche ad altre patologie, sono disponibili percorsi finalizzati a migliorare il ritmo sonno/veglia, gestire la selettività alimentare o migliorare l’approccio al cibo e al momento del pasto, acquisire il controllo sfinterico o gestire i comportamenti problema.

All’interno della macro-categoria parent training è possibile inserire anche percorsi di psicoeducazione, volti a fornire al genitore informazioni sul disturbo del proprio bambino con l’obiettivo di comprenderne maggiormente le caratteristiche e manifestazioni tipiche.

Numerose evidenze scientifiche sostengono l’importanza di attuare percorsi di parent training già nei primi anni di vita per molti disturbi, tra cui, ad esempio, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) o il disturbo dello Spettro Autistico. In particolare, le linee guida SINPIA (2003) relative al trattamento dell’ADHD raccomandano di “fornire al più presto una consulenza ai genitori circa le modalità educative del bambino con ADHD (anche in età prescolare)” e di “programmare un corso di parent training nel caso in cui i genitori riportino difficoltà di gestione del figlio, non abbiano gravi problematiche personali o coniugali, e possiedano le risorse per usufruire di un corso per genitori”. Nel caso del Disturbo dello Spettro Autistico, le linee guida nazionali (2011) affermano che “I programmi di intervento mediati dai genitori sono raccomandati nei bambini e negli adolescenti […], poiché sono interventi che possono migliorare la comunicazione sociale e i comportamenti problema, aiutare le famiglie a interagire con i loro figli, promuovere lo sviluppo e l’incremento della soddisfazione dei genitori, del loro empowerment e benessere emotivo”. Il coinvolgimento dei genitori nel progetto terapeutico di bambini e adolescenti riveste un ruolo fondamentale ed è fortemente raccomandato anche nel caso del disturbo Oppositivo-Provocatorio o del Disturbo di linguaggio.

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Riabilitazione

La Riabilitazione in età evolutiva si pone l’obiettivo di implementare le possibilità di interazione e comunicazione con l’ambiente. Il bambino, infatti, impara ad utilizzare le strategie e gli strumenti più adatti ad affrontare efficacemente le problematiche inerenti alla sua crescita, modificando le proprie risposte a seconda delle richieste del contesto.

Attraverso lo studio delle teorie dei processi cognitivi è possibile creare degli strumenti riabilitativi che facilitano lo sviluppo di abilità cruciali come quelle motorie, linguistiche, affettive e relazionali.

Le figure coinvolte in questo iter terapeutico sono diverse: Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), Logopedista, Educatore, Terapista Occupazionale; tutte specializzate sullo sviluppo infantile.

INTERVENTI COGNITIVO COMPORTAMENTALI IN ETA’ EVOLUTIVA

Gli interventi abilitativi e psicoeducativi per i Disturbi del Neurosviluppo, validati da evidenze empiriche, sono quelli di orientamento cognitivo-comportamentale. Le tecniche cognitivo-comportamentali mirano a promuovere i comportamenti adattivi e ridurre quelli problematici attraverso un intervento intensivo e programmato, che sia utilizzabile, oltre che dai terapisti e dai professionisti, anche dai genitori.

Inoltre, la sempre maggior attenzione verso una diagnosi precoce, ha contribuito alla nascita di interventi terapeutici, empiricamente supportati, che rappresentano l’integrazione delle scienze comportamentali applicate e delle scienze dello sviluppo.

ABA
ABA è l’acronimo di Applied Behavioral Analysis, che, tradotto in maniera letterale, significa “analisi applicata del comportamento”. L’ABA costituisce l’applicazione sistematica dei principi comportamentali individuati dalla scienza che studia il comportamento e le leggi che lo regolano.
L’analisi del comportamento nasce ai primi del novecento negli Stati Uniti (Watson, 1913), ed oltre cento anni di studi la rendono una metodologia strutturata e consolidata. Attraverso l’analisi del comportamento è possibile intervenire con efficacia dimostrabile su una grande varietà di problematiche inerenti il comportamento della persona e del gruppo; l’ABA può essere dunque applicata non solo in contesti relativi alla patologia (Disabilità Intellettiva, Disturbo dello Spettro Autistico etc.) ma anche in contesti inerenti il comportamento non patologico (educazione, istruzione, organizzazione sociale, sport, contesti aziendali, etc.). In virtù dei molteplici studi scientifici a sostegno, l’ABA è anche riconosciuta a livello internazionale come metodo d’elezione per i disturbi di spettro autistico ed è indicata come terapia efficace per l’autismo anche dall’ ISS (Istituto Superiore di Sanità Italiano; Cfr. SNLG, Sistema nazionale delle Linee Guida, 2011.)

ESDM

L’Early Start Denver Model (ESDM) è un intervento comportamentale naturalistico evolutivo evidence based rivolto a bambini (12- 60 mesi) con Disturbo dello Spettro Autistico, sviluppato da Sally Rogers e Geraldine Dawson. L’approccio si basa sugli interessi e sulle inclinazioni di ogni bambino per favorirne l’apprendimento sociale, coinvolgendolo in relazioni sociali interattive attraverso un insegnamento intensivo volto a superare i deficit legati alla patologia. Le Linee Guida del National Institute for Health and Clinical Excellence, fonte accreditata per la valutazione dell’efficacia dei diversi trattamenti evidence-based, include l’Early Start Denver Model tra i programmi intensivi comportamentali ed evolutivi precoci fortemente raccomandati. Lo scopo dell’ESDM è quello di riportare i bambini con autismo all’interno del circolo delle interazioni sociali (Rogers e Dawson, 2010) e allo stesso tempo colmare i gap che si sono accumulati in tutte le aree dello sviluppo attraverso un curriculum basato sulla scienza dello sviluppo del bambino e tecniche di insegnamento comportamentali e naturalistiche ad alta precisione.

DIR/FLOORTIME

Il modello DIR/Floortime viene presentato nel 1979 negli Stati Uniti da Stanley I. Greenspan e Serena Wieder. E’ un modello d’intervento rivolto a persone (bambini, adolescenti, adulti) con disturbi dello neurosviluppo che racchiude evidenze di psicologia, neuroscienze e biologia, scienze dell’educazione. In Italia, nel 2005 viene inserito nelle Linee Guida della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA) tra le raccomandazioni tecniche-operative per i servizi di neuropsichiatria dell’età evolutiva. Il DIR/Floortime è un modello multidisciplinare che lavora su attenzione, regolazione emotivo-comportamentale, salute mentale, processamento sensoriale, sviluppo motorio e linguaggio, coinvolgimento attivo dei genitori nella terapia.

Cos’è la Neuropsicomotricità?

L’intervento neuropsicomotorio, rivolgendosi specificatamente all’età evolutiva, utilizza il gioco ed il movimento corporeo come strumenti di elezione per promuovere e sostenere lo sviluppo evolutivo del bambino nella sua globalità e tenendo presente le peculiari caratteristiche di ciascuno.  La neuropsicomotricità presenta, inoltre, come area d’interesse l’ambito preventivo-educativo. Attraverso il coinvolgimento di asili nido, scuole d’infanzia e scuole primarie è possibile identificare tempestivamente potenziali difficoltà, favorendo un armonioso sviluppo evolutivo.

Chi è il Terapista della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva?

E’ un professionista sanitario dell’area della riabilitazione che svolge il proprio ruolo operando nell’ambito preventivo e clinico-terapeutico, con sedute di terapia individuale o di piccolo gruppo. Il neuropsicomotricista prende in carico in maniera globale il bambino, dedicando le prime sedute dell’intervento alla valutazione funzionale del bambino, individuando i punti di forza e di debolezza, al fine di strutturare un intervento altamente individualizzato.

A chi è rivolta la terapia neuropsicomotoria?

E’ rivolta a bambini che presentano:

  • Ritardo psicomotorio
  • Disturbi della coordinazione motoria (disprassia)
  • Disturbo dello spettro autistico
  • Disturbi del comportamento e della regolazione emotiva
  • Sindromi genetiche
  • Disturbi neuromotori
  • Disturbi da deficit di attenzione ed iperattività
  • Disturbi specifici di apprendimento (Disgrafia).

Al fine di:

  • Sviluppare competenze sensoriali, percettive, posturali e di coordinazione motoria
  • Favorire l’organizzazione spazio-temporale e la strutturazione degli spazi ludici
  • Incrementare le competenze cognitive (attenzione, memoria, linguaggio)
  • Favorire la condivisione ed il rispetto delle regole
  • Promuovere la creatività ed espressività corporea attraverso il movimento
  • Potenziare le capacità rappresentative attraverso il gioco simbolico
  • Sostenere l’iniziativa spontanea e incrementare le capacità comunicative sia a livello verbale che non verbale
  • Favorire la motricità fine, la fluidità del movimento e la prensione per facilitare l’apprendimento della scrittura

LOGOPEDIA


La logopedia si occupa della prevenzione, educazione e riabilitazione del linguaggio scritto e orale, della fonologia e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica. Il trattamento interviene sui settori linguistici più carenti e nell’età evolutiva non esiste una terapia unidirezionale ed è per questo che è necessario stimolare il bambino globalmente, utilizzando il gioco come canale preferenziale. E’ necessario allenare al massimo la specifica abilità deficitaria ed in alcuni casi fornire al bambino l’uso di strategie e di strumenti compensativi.

Chi è il Logopedista?
Il logopedista è un operatore sanitario che si occupa di tutte le patologie che provocano disturbi di carattere linguistico-cognitivo, foniatrico, otorinolaringoiatrico, audiologico e neurologico. Il logopedista effettua una valutazione funzionale del distretto bucco-facciale e degli organi fono-articolatori per stabilirne il corretto funzionamento; inoltre mediante test standardizzati valuta le difficoltà presentate dal bambino al fine di stilare un progetto terapeutico individuale.

A chi è rivolta la terapia logopedica?

E’ rivolta a bambini che presentano:

  • Ritardi e disturbi specifici di linguaggio
  • Ritardo dello sviluppo
  • Disturbi specifici di apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia)
  • Disturbi da deficit dell’attenzione e della memoria
  • Disturbo dello Spettro Autistico
  • Disfonia infantile
  • Disodie
  • Disturbi dell’articolazione (dislalie)
  • Disturbi di fluenza (balbuzie)
  • Deficit tubarico (sordità trasmissiva catarrale)
  • Ipoacusia
  • Disturbi della deglutizione infantile (deglutizione atipica)
  • Disfagia
  • Disprassia Verbale
  • Disartria e Afasia

Al fine di:

  • Rinforzare la muscolatura fono-articolatoria
  • Incentivare la masticazione al fine di migliorare l’articolazione
  • Completare l’inventario fonemico
  • Incrementare la capacità espressiva verbale
  • Aumentare la competenza percettivo-uditiva
  • Prevenire un disturbo di apprendimento