SENSORY SENSITIVITY AND FOOD SELECTIVITY IN CHILDREN WITH AUTISM SPECTRUM DISORDER

Chistol L.T., Bandini L.G., Must A., Phillips S., Cermak S.A., Curtin C., Autism Dev Disord.  2018 February ,Vol.48, n. 2, pp. 583–591

Il gusto e l’olfatto sono tra i sistemi sensoriali, maggiormente coinvolti nell’alimentazione, ed entrambi rivestono un ruolo critico in merito all’organizzazione delle scelte alimentari.

Il gusto ha permesso all’uomo la sopravvivenza, poiché consente di discriminare i cibi gradevoli da quelli sgradevoli. L’organo deputato alla percezione gustativa è la lingua, a questo livello le strutture tissutali dette “papille” consentono di percepire i sapori.
Alcuni fattori che promuovono la preferenza per alcuni cibi piuttosto che altri sono geneticamente determinati. I bambini, ad esempio, prediligono sapori dolci e rifiutano sapori amari.
In letteratura, ad esempio, viene riportato un minor consumo di verdure e frutta nei bambini, e questo dato è correlato al gusto dell’amaro in queste sostanze ( Engel et al., 2003; Drewnowski e Gomez- Carneros, 2000).

Numerosi studi sono stati condotti sull’identificazione di pattern di sensorialità specifici nel disturbo dello spettro autistico (Ben-Sasson et al., 2009; Schreck e Williams, 2006; Tomchek e Dunn, 2007), tuttavia le ricerche sono inerenti alla percezione visiva (avversione per certi tipi di colori e per la presentazione dei cibi), alla percezione tattile (consistenza), e all’olfatto (Shore, 2001; Whiteley et al., 2000; Williams et al., 2000). Il sistema meno studiato, ad oggi, risulta il gusto.

Tuttavia, un recente studio (Chistol L.T., et al., 2018), ha confrontato l’elaborazione sensoriale orale nei bambini con ASD (n.53) e bambini a sviluppo tipico ( n.58) di età compresa tra i 3-11 anni. Gli studiosi, hanno anche esaminato le relazioni tra l’elaborazione sensoriale orale atipica, la selettività alimentare e il consumo di frutta / verdura nei bambini con ASD. La ricerca è stata condotta attraverso questionari compilati dai genitori :

  1. Questionario demografico- medico.
  2. Food Frequency Questionnaire.
  3. Diario alimentare compilato per tre giorni.
  4. Vineland Adaptive Behavior Scales (VABS), per valutare le abilità adattive.
  5. Differential Abilities Scales (DAS), per valutare le abilità cognitive.
  6. Sensory Profile, volto ad indagare le abilità di processazione sensoriale e gli effetti di tale processazione sulle performance della vita quotidiana del bambino. Le domande sono state valutate in base a nove fattori, tra cui Ricerca di stimoli sensoriali; Reattività Emotiva; Bassa Resistenza; Sensibilità Oro-Sensoriale; Disattenzione/Distraibilità; Bassa Registrazione; Sensibilità Sensoriale; Sedentarietà e Sensibilità Fine-Motoria.

I risultati indicano che non ci sono state differenze significative nell’età, sesso o razza / etnia tra i due gruppi (bambini con ASD – bambini a sviluppo tipico). Per quanto riguarda la selettività alimentare i dati indicano che rispetto al gruppo a sviluppo tipico, i bambini con ASD avevano livelli significativamente più alti di rifiuto del cibo, livelli significativamente più bassi di repertorio alimentare e una minore varietà di frutta e verdura.

Per analizzare le differenze nell’elaborazione sensoriale, i ricercatori hanno esaminato i punteggi del Sensory Profile. I punteggi tra i due gruppi differivano significativamente per tutti i nove fattori. I punteggi medi nel gruppo a sviluppo tipico sono stati classificati nel range di prestazioni tipiche per tutti i nove fattori, mentre i punteggi medi nel gruppo ASD sono scesi nell’intervallo atipico per sette su nove fattori.

Per quanto riguarda le differenze della sensorialità orale emerge che solo una piccola percentuale dei bambini a sviluppo tipico mostra delle atipie; in particolare il 7% indica una sensibilità sensoriale orale atipica e il 9% una ipersensibilità sensoriale orale atipica; mentre nel gruppo dei bambini con ASD il 64% è stato classificato atipico in base ai punteggi di sensibilità sensoriale orale e il 66% è stato classificato atipico in base ai punteggi di ipersensibilità sensoriale orale.

Inoltre tra i bambini con ASD quelli che hanno ottenuto punteggi più elevati nella sensibilità sensoriale orale esibivano comportamenti di rifiuto del cibo maggiori rispetto ai bambini con ASD con sensibilità sensoriale orale tipica (48,2% vs 33,2%, rispettivamente, p = 0,01).
Confrontando i bambini con ASD che hanno ottenuto un punteggio entro i limiti della norma rispetto ai bambini con ASD che hanno ottenuto un punteggio atipico di ipersensibilità sensoriale orale emerge che questi ultimi mostravano un rifiuto del cibo doppio rispetto ai primi (52% vs 25%, p <0,001).
La varietà di frutta, inoltre, era significativamente inferiore per i bambini che hanno ottenuto un punteggio atipico rispetto ai bambini che hanno ottenuto un punteggio tipico per la ipersensibilità sensoriale orale (5,3 vs 8,2, p = 0,003), ma non era statisticamente significativo tra i bambini che hanno ottenuto un punteggio tipico rispetto ai bambini che hanno ottenuto un punteggio atipico per la sensibilità sensoriale orale. Infine i bambini classificati come atipici sia per sensibilità sensoriale orale che per la ipersensibilità sensoriale orale consumano una varietà di vegetali inferiore rispetto ai bambini che hanno ottenuto un punteggio tipico sia per la sensibilità sensoriale orale sia per la ipersensibilità sensoriale orale (4,2 vs 8,6 e 4,2 vs 8,9, rispettivamente p <0,01).

In conclusione questo studio mostra che più bambini con ASD presentano caratteristiche sensoriali atipiche rispetto ai bambini senza ASD. Tra i bambini con ASD, quelli con sensibilità sensoriale orale atipica hanno rifiutato più alimenti e mangiato meno verdure rispetto a quelli con sensibilità sensoriale orale tipica. Inoltre, la ipersensibilità sensoriale orale atipica, era associata a più alti tassi di rifiuto del cibo, a un repertorio alimentare più ristretto e al consumo di un minor numero di frutta e verdura. Identificare le anomalie di elaborazione sensoriale nei bambini con ASD sono fondamentali per affrontare i comportamenti problema durante il momento del pasto.
Questi risultati suggeriscono che i bambini con ASD che hanno una sensibilità sensoriale orale atipica e una selettività alimentare possono beneficiare di interventi multidisciplinari e individualizzati in base alle caratteristiche sensoriali uniche di ciascun bambino.
Le future aree di studio dovrebbero focalizzarsi sulla relazione tra sensibilità sensoriale orale, i fattori neurobiologici e le specifiche caratteristiche sensoriali del cibo.

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Bibliografia:

Ben-Sasson A., Hen L., Fluss R., Cermak S.A., Engel-Yeger B. e Gal E. (2009), A meta-analysis of sensory modulation symptoms in individuals with autism spectrum disorders <>, vol. 39, n.1, pp.1–11.

Chistol L.T., Bandini L.G., Must A., Phillips S., Cermak S.A., Curtin C. (2018), Sensory Sensitivity and Food Selectivity in children with Autism Spectrum Disorder, <<Autism Dev Disord. >>, Vol.48, n. 2, pp. 583–591.

Drewnowski A. e Gomez- Carneros C. (2000), Bitter taste, phytonutrients, and the consumer: A review, “The America Journal of Clinical Nutrition” vol.72, n.6, pp. 1424-1435

Engel E., Baty C., Issanchou S. e Martin N. (2003), Acceptance and preference for cooked cauliflower: Relationship with consumer sensitivity and product composition, in The 5th Pangborn sensory science symposium: A sensory revolution – Symposium program and abstract book, Boston, MA, Elsevier

Schreck K.A. e Williams K. (2006), Food Preferences and Factors Influencing Food Selectivity for Children with Autism Spectrum Disorders, <>, vol. 27, n.4, pp. 353–363.

Shore S.M. (2001). Beyond the wall : personal experiences with Autism and Asperger syndrome (1st ed.) <>.

Tomchek S. e Dunn W. (2007), Sensory Processing in Children With and Without Autism: A Comparative Study Using the Short Sensory Profile, <>, vol. 61, n.2, pp.190–200.

Whiteley P., Rodgers J. e Shattock P. (2000), Feeding Patterns in Autism, <>, vol.4, n.2, pp.207–211.

Williams P.G., Dalrymple N. e Neal J. (2000), Eating habits of children with autism, <>, vol.26, n.3, pp.259–264.