
Il bullismo è un problema sociale, aggravatosi per prevalenza e incidenza negli ultimi anni. Si caratterizza per gli atti di prepotenza, gli abusi fisici e mentali perpetrati da un bullo a una vittima. Bullismo e cyberbullismo rappresentano due tra le principali problematiche con le quali bambini e ragazzi si trovano a far fronte nei loro contesti di vita quotidiani.
Cos’è il bullismo?
Dan Olweus (1931-2020), pioniere e padre fondatore della ricerca sui problemi del bullismo lo definisce come un «atto aggressivo condotto da un individuo o da un gruppo ripetutamente e nel tempo contro una vittima che spesso non riesce a difendersi» (1993). Per essere di fronte a un atto di bullismo, quindi, devono sussistere 3 caratteristiche:
1) la ripetizione: l’atto o gli atti devono succedere più di una volta
2) lo squilibrio di potere tra la vittima e il bullo: la vittima non è in grado di difendersi dagli attacchi del bullo
3) l’intenzionalità: l’atto viene fatto volontariamente, con l’intento e la consapevolezza di causare danni
Un atto di bullismo non deve essere necessariamente fisico, ma distinguiamo almeno 4 forme diverse:
- attacchi fisici (spinte, strattoni, botte)
- attacchi verbali (insulti, prese in giro)
- attacchi sociali (esclusione, pettegolezzi)
- attacchi online o cyberbullismo (invio di sms, e-mail, whatsapp, pubblicazione sui social media di qualcosa di falso o in ogni caso dannoso per la vittima)
Il bullismo non coinvolge solo due soggetti, vittima e bullo, ma ci sono altri ruoli all’interno della dinamica:
- l’aiutante della vittima
- l’aiutante del bullo
- lo spettatore
Tutte le parti in causa – bulli, vittime, aiutanti e osservatori – tendono a manifestare conseguenze di salute fisica e psicologica a medio e lungo termine.
Chi è a rischio di essere vittima e chi bullo?
Chiunque può essere vittima di bullismo, tuttavia alcuni bambini e ragazzi corrono un rischio maggiore di esserlo rispetto ad altri. I bambini meno “popolari” e con meno amici tendono a essere vittime, mentre i bambini più popolari hanno maggiori probabilità di essere bulli. Tra gli altri fattori di rischio ci sono:
- caratteristiche fisiche diverse dai coetanei: essere in sovrappeso o sottopeso, indossare occhiali o apparecchi ortodontici, avere una disabilità fisica, appartenere a un gruppo razziale diverso
- disabilità cognitiva
- identificarsi in modi diversi da cisgender
- essere percepiti come socialmente goffi, soli, deboli, indifesi o non in grado di reagire
- essere percepiti come isolati, senza un numero significativo di amicizie
- essere nello Spettro Autistico, avere un Disturbo dell’apprendimento, un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ADHD
I bambini e ragazzi più “popolari” hanno di contro maggiori probabilità di essere bulli. Nella fascia d’età della scuola elementare spesso il bullo vuole mettersi in mostra disturbando in classe e potrebbe non essere un alunno ad alto rendimento scolastico. In età adolescenziale, potrebbe essere chi si mette in mostra rispondendo ai professori e che in generale ostenta sicurezza e spavalderia.
Il bullo tende ad essere prevaricante e aggressivo. Può però anche essere ansioso, ovvero mostrare tratti di insicurezza, bassa autostima e ansia.
Quali sono i segnali che tuo figlio potrebbe essere vittima di bullismo?
Esistono dei campanelli d’allarme che possono far decidere ai genitori di approfondire la situazione, con l’aiuto di specialisti e insegnanti. I principali sono:
- è riluttante ad andare a scuola, si rifiuta di andarci oppure ha un improvviso calo dei voti e disinteresse nei confronti del rendimento scolastico
- lamenta di generici dolori alla testa, allo stomaco oppure nausea senza alcuna ragione cliniche apparenti
- ha avuto cambiamenti dei ritmi del sonno: notti agitare, incubi e/o difficoltà a prendere sonno
- mostra disinteresse verso le situazioni sociali e gli amici
- ha bassa autostima e/o irritabilità
- presenta ferite inspiegabili o gli succedono cose strane, come la perdita o la distruzione di oggetti
- ha cambiato le sue abitudini alimentari
Non sempre bambini e ragazzi vittime di bullismo manifestano questi segnali. Quindi è sempre estremamente importante parlare con tuo figlio, essere aggiornato su quello che gli succede a scuola e fargli anche domande dirette sul comportamento che gli altri hanno con lui. È bene ricordare che non basta una discussione occasionale o un litigio in classe per parlare di bullismo, ma che il fenomeno si deve verificare ripetutamente, che ci deve essere uno squilibrio di potere fisico o sociale tra due persone o due gruppi e che sia intenzionale.
Quali sono le opzioni terapeutiche per il bullismo?
Le vittime di bullismo corrono il rischio di soffrire di disturbi psicologici come depressione, ansia, sintomi psicosomatici, disturbi alimentari e abuso di sostanze. Il peggioramento del senso di isolamento e di depressione può contribuire al comportamento suicidario e ad altre forme di autolesionismo.
Tutte le parti in causa, anche i bulli, tendono a manifestare conseguenze di salute fisica e psicologica a medio e lungo termine[1]. Per i bulli i rischi maggiori specie in età adulta sono le psicopatologie, l’abuso di sostanze, condotte illegali, difficoltà scolastiche e lavorative e atti di violenza.
- Psicoterapia
Viene impostata per aiutare tuo figlio a identificare, esprimere e gestire i suoi sentimenti riguardo agli eventi di bullismo, sia nel caso in cui sia vittima sia nel caso sia bullo. Può fornire nuove e importanti abilità per elaborare una strategia per fermare gli abusi, superare i sentimenti che lo hanno portato ad essere bullo o che si sono scatenati dall’essere vittima. Può essere il mezzo per ricostruire la sua autostima e guardare al futuro con ottimismo e fiducia.
Anche la famiglia ha un ruolo attivo: genitori, fratelli o altri membri della famiglia possono essere cruciali nel percorso terapeutico come “compagni di squadra”.
- Farmaci
Se i sintomi come la depressione, l’ansia o lo stress sono severi, impattano significativamente la vita quotidiana e non rispondono adeguatamente alla psicoterapia, il medico specialista può raccomandare una terapia farmacologica in affiancamento alla terapia cognitivo comportamentale.
[1] Arsenault et al., 2010
Il bullismo si può prevenire?
Non c’è un modo per avere la certezza che tuo figlio non sarà mai né vittima né bullo. Quel che è certo è che famiglia e scuola hanno un ruolo cruciale nell’arginare il fenomeno.
Il primo passo è parlare con i bambini e i ragazzi, non solo per fargli delle domande specifiche sul loro vissuto, ma per dire loro che il bullismo esiste; spiegargli perché è sbagliato e doloroso; dargli gli strumenti per sapere cosa fare se vedono o sospettano che un loro amico sia vittima di bullismo.
Il secondo è ascoltare, capire e fornire tutto il sostegno possibile per mitigare gli effetti negativi di questo fenomeno, prestando attenzione, dando aiuto e chiedendolo a professionisti specializzati che potranno fare il necessario per contenere e mitigare gli effetti negativi di questo fenomeno.